Ancora auguri per la tua morte: la paura è tornata!

Il nuovo film horror, uscito il 28 febbraio 2019 in tutta Italia, ha spopolato tra i teenagers e gli amanti del genere.

Il titolo originale del film è Happy Death Day 2 ed è stato scritto e diretto da Christopher Beau Landon, uno sceneggiatore e regista statunitense.

Nell’ottobre 2017 il regista dichiara di avere un’idea per un possibile sequel. Le riprese del film sono iniziate il 14 maggio 2018 a New Orleans. La protagonista, ovvero la studentessa Tree Gebelman, è interpretata dall’attrice Jessica Rothe. La sua partecipazione più riconosciuta è probabilmente quella nel film La La Land (2016), diretto da Damien Chazelle.

IL PLOT. Ryan si sveglia in auto, dove sappiamo che va a dormire quando al compagno di stanza Carter serve privacy in camera. Infatti, Ryan lo ritrova insieme a Tree il giorno dopo il compleanno di lei, ossia quello successivo al loop temporale in cui era rimasta misteriosamente incastrata nel precedente capitolo. Questa volta, però, è Ryan a ritrovarsi aggredito da un assassino mascherato e a risvegliarsi di nuovo al mattino dello stesso giorno, dopo essere stato ucciso. Tree, grazie alla propria esperienza, capisce cosa sta succedendo e prende in mano la situazione, scoprendo che i loop temporali sono causati da una macchina costruita da Ryan e altri due scienziati in erba nel laboratorio della high school. Quando questa viene attivata, Tree si ritrova nuovamente nel giorno del proprio compleanno, ma le cose sono diverse da come le ricorda.

In Ancora auguri per la tua morte si passa dall’horror slasher puro a un taglio più fantascientifico con tanto di rovello morale, come dover scegliere tra la madre e il proprio ragazzo e dover decidere se vivere o meno una vita più serena, dove però le proprie memorie non coincidono con quelle degli altri.

La differenza è palesata già dal logo della Universal, che nel primo capitolo si riavvolgeva un paio di volte prima di completare la sequenza, mentre qui viene diviso in un triplice split screen. Il tono prova con poco successo a farsi più comico con maggior spazio dedicato a un terzetto di stereotipati nerd, il tutto continuando la maturazione dell’arco caratteriale di Tree, che nel primo film imparava a essere una persona più attenta agli altri, mentre ora deve elaborare la perdita della madre e capire che anche il dolore fa parte della vita. Il fatto poi di ritornare di nuovo al giorno del compleanno di Tree rimette in scena tutte le situazioni che abbiamo già visto, ma con delle varianti perché ora siamo in un differente universo, cosa che sarà apprezzata soprattutto da chi ricorda bene Auguri per la tua morte. Chi invece ne abbia solo vaghe memorie si divertirà di meno e chi non l’ha visto affatto si perderà gran parte del gioco di trovare le differenze.

Purtroppo l’ironia con i nerd sui generis mostra molto presto la corda, inoltre il preside ossessionato dal macchinario degli studenti è un personaggio sopra le righe, innocuamente cattivo come i villain dei tv movie zuccherosi per famiglie. La protagonista che ora non è più direttamente minacciata finisce poi per smorzare il piacere basilare che animava il primo film: quello di assistere continuamente alla scena clou di uno slasher, con l’eroina uccisa dall’assassino. Stavolta le cose si complicano e i personaggi non reggono la maggiore complessità, così come regia e sceneggiatura raramente trovano soluzioni agili e spesso ricorrono alle cosiddette tecnobubbole in cui si inizia a blaterare di algoritmi, equazioni e paradossi cercando di far andare avanti la trama. 

Jessica Rothe nel ruolo della protagonista è pur sempre una incantevole presenza, ma non essendo più la vittima designata dell’assassino anche la caccia al mostro finisce per diventare accessoria, una semplice sottotrama in più, che lei per prima sceglie spesso di ignorare, togliendo quasi del tutto la tensione al film. Il volto dietro la maschera è poi questa volta facilmente intuibile e non c’è alcun colpo di coda a sorprendere, così come l’ingegno nei modi sempre nuovi di uccidere la protagonista si riduce a una sequenza – questa si divertente – in cui lei attraversa ripetuti e folli suicidi.

Il fatto però che scelga lei stessa di riavvolgere il tempo, oltretutto con il sorriso, sposta il film da una lotta per la sopravvivenza a una bizzarria con le proprie involute regole. Si è passati da una situazione assurda, ma con cui era facile empatizzare, a un intreccio paradossale e del tutto fine a se stesso in cui la maturazione di Tree è per altro piuttosto didascalica. E poco ce ne facciamo delle risposte alle domande rimaste aperte del film precedente, vista poi la loro improbabilità, così come non è benvenuto l’epilogo durante i titoli di coda che minaccia un terzo capitolo. L’elegante semplicità del primo film – che per altro era facilmente replicabile cambiando scenario, assassino, stile e via dicendo ma mantenendo il motore narrativo di base – è dunque perduto in un pasticcio troppo spesso insensato o banale e ben poco irriverente. Un sequel quindi concettualmente sbagliato oltre che poco riuscito.

A cura di Chiara Matilde Marino.

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